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Spesso si è portati a credere, ascoltando le sporadiche notizie dei media tradizionali, che il fenomeno dell'hacking riguardi soltanto i siti istituzionali, i portali o comunque i pezzi grossi: affermazione completamente discutibile.

Innanzitutto l'hacker non è necessariamente una squallida persona in cerca di guadagni facili: talvolta (anche se in Italia i casi si contano sulle dita) è possibile che si crei un aggregato di persone estremamente colte in materia che, rifacendosi alla filosofia hacker primigenia, testino la rete alla caccia di falle nella sicurezza per segnalarle a chi di dovere: negli States vi sono svariati di questi gruppi, alcuni nati con la rete e quasi leggendari, anche se perfettamente anonimi.

Alcuni di costoro fanno in seguito carriera in software house dedite alla sicurezza.

Altra cosa rispetto all'hacking è il cracking, cioè il cosiddetto reverse-engineering, la manipolazione di software già esistente messa in atto in genere per eliminare le protezioni o per far durare una demo in eterno (in questo caso non vi sono dubbi sulla buona fede o meno di chi coltiva questo hobby).

Ciò premesso è da dire che il navigatore medio non deve temere più di tanto i guru in questa materia, in genere affaccendati in compiti più importanti che importunare vostro figlio in chat: il vero problema sono invece i cosiddetti lamers, cioè i novizi dell'arte dell'hacking; Internet, nel rispetto del regime di anarchia di cui è espressione, pullula di siti con prontuari riguardanti questa materia, i più rintracciabili facilmente anche con i motori di ricerca tradizionali.

Nelle prossime pagine riporto consigli utili per una navigazione più sicura, con la raccomandazione di non improvvisare se non si è sufficientemente esperti in materia: declino ogni responsabilità dovuta all'impropria interpretazione di quanto ho scritto.

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